La casa del Petrarca è sempre stata meta di visite, come ci ricorda anche Foscolo nelle lettere di Jacopo Ortis, che diceva di recarsi ad Arquà "come se fosse andato a prostrarsi sulle sepolture de' suoi padri, e simile a que' sacerdoti che taciti e reverenti si aggirano pe' boschi abitati dagl'Iddii". L'edificio, che fu acquistato direttamente dal Petrarca, fu lasciato in eredità al genero Francesco di Brossano, a cui il poeta era molto legato, insieme alle sue altre proprietà tra cui la biblioteca.La casa è il risultato dell'unione di due edifici duecenteschi e che il Petrarca fece ristrutturare adibendo la parte inferiore, il "dominicale" ad abitazione per sé e per la sua famiglia, mentre la parte superiore, il "rustico" ospitava la servitù. Molte fonti testimoniano che il poeta seguì i lavori in prima persona e decise personalmente come decorare gli ambienti e riorganizzare gli spazi. Fece rialzare una parte del primo piano e modificare le ormai antiquate finestre romaniche secondo il più moderno gusto gotico dell'arco acuto. Il suo studiolo fu affrescato con motivi di stemmi e tende di cui rimangono ancora alcuni frammenti visibili. Particolarmente interessanti per il poeta erano il giardino e il "brolo", l'orto, che si trovava sul retro della casa perché qui Petrarca trascorreva molto tempo, occupandosi in prima persona anche delle coltivazioni e delle piante. Gli affreschi, voluti dal Valdezocco intorno alla metà del Cinquecento sono stati, molto probabilmente, realizzati per rendere la visita dell'abitazione, già all'epoca meta di intellettuali e amanti del poeta, più interessante.