Palazzo Roverella segna la punta massima dell’affermazione dell’architettura ferrarese-emiliana a Rovigo ed oggi,restaurato, è anche la nuova sede della pinacoteca dell'Accademia dei Concordi, una delle più importanti del Veneto e luogo di prestigiose mostre contemporanee. L'Accademia dei Concordi, sorta nel 1580 circa per iniziativa del conte Gaspare Campo, comincia ad occuparsi di pittura verso la metà del secolo XVIII commissionando ai maggiori pittori veneti una serie straordinaria di ritratti di rodigini illustri e di protettori veneziani. Anche diversi nobili cittadini cominciano allora ad interessarsi di pittura. Il conte Giovanni Francesco Casilini diventa un vero collezionista d'arte veneta del Quattrocento e del Cinquecento; riunisce nel suo palazzo quasi duecento opere che decide poi di lasciare in legato all'Accademia dei Concordi dimostrando illuminata sensibilità. Con l'arrivo nel 1833 della collezione Casilini ha origine la pinacoteca dell'Accademia dei Concordi. In seguito altri generosi cittadini donano i loro dipinti. Un notevole incremento avviene nel 1878 con il legato di metà della collezione dei conti Silvestri; l'altra metà va al Seminario Vescovile di Rovigo. Il terzo importante legato si verifica nel 1901 grazie al commendatore Albano Gobbetti. Nel 1982 la Pinacoteca del Seminario Vescovile, ricca di circa duecento opere, è stata affidata all'Accademia dei Concordi; è avvenuta così la riunificazione della collezione Silvestri. Si costituisce in questo modo una pinacoteca ricca di opere prevalentemente di arte veneta dal secolo XV al secolo XVIII, tra le quali spiccano alcuni capolavori conosciuti in tutto il mondo. Tra le opere esposte maggiormente rappresentative troviamo: l'incoronazione della Vergine di Nicolò di Pietro, la Madonna col Bambino tra San gerolamo e Sant'Elena di Palma il vecchio, la Madonna col Bambino di Giovanni Bellini, il Ritratto di Antonio Riccobono di Giambattista Tiepolo e la Marina con ponte rotto di Luca Carlevarijs. Palazzo Roverella ospita anche alcuni reperti dell'antico Egitto, tra cui le mummie di una donna e un infante, chiamate Meryt e Baby, corredate di ushabti ed altri oggetti e reperti greco-romani, vasi e statuine ex voto, provenienti da donazioni private.