La riserva naturale MAB (Man And Biosphere) di Collemeluccio-Montedimezzo è un'area naturale protetta situata nel comune di Pescolanciano, in provincia di Isernia. La riserva occupa una superficie di 347 ettari. È stata istituita nel 1971 ed è una Riserva della biosfera UNESCO, insignita della qualifica internazionale assegnata dall'UNESCO per la conservazione e la protezione dell'ambiente, all'interno del programma sull'Uomo e la biosfera - MAB (Man and Biosphere). Le due aree, sebbene riunite in un'unica riserva, per le loro differenze di localizzazione, di storia e di caratteristiche floristico-vegetazionali, vanno considerate separatamente. Il bosco di Montedimezzo (Vastogirardi) è costituito prevalentemente da cerro (Quercus cerris L.) e faggio (Fagus selvatica L.). Si tratta di due specie alquanto diverse sotto il profilo delle loro esigenze di luce. Il cerro è specie eliofila, cioè esigente di maggiori quantità di luce, che difficilmente si rinnova sottocopertura. In natura lo si può ritrovare in formazioni miste in quanto può rinnovarsi in prossimità di buche formatesi in seguito al crollo di piante. Il faggio, invece, è specie tollerante dell'ombra (sciafila) in grado di rinnovarsi anche sottocopertura. Nel suo ottimo vegetazionale il faggio tende a formare boschi puri. Esso, infatti, ha un forte potere di concorrenza in quanto si rinnova in massa, è dotato di rami con elevata capacità di chiudere gli spazi vuoti e di chiome formate sia da foglie di luce che d'ombra. Le foglie d'ombra, grazie a particolari adattamenti fotosintetici, hanno un bilancio fotosintesi /respirazione attivo anche in condizioni di scarsa illuminazione, pertanto possono essere localizzate nelle parti basse ed interne della chioma. Il tutto si traduce in chiome molto dense che permettono il passaggio di ridotte quantità di luce non sufficienti a far sviluppare un folto sottobosco. La convivenza delle due specie, pertanto, è stato possibile solo grazie all'intervento antropico (utilizzazione di piante, pascolo) che ha consentito al cerro di perpetuarsi attraverso la creazione di condizioni a lui più favorevoli. Attualmente, la conservazione del bosco misto è legata al crollo di grosse piante (o più piante) con conseguente formazione di buche di dimensioni tali da non essere richiuse in breve tempo: solo così il cerro può rinnovarsi. Il bosco di Collemeluccio, invece, ha una notevole valenza ecologica che gli deriva dal fatto di ospitare uno dei pochi boschi relitti di abete bianco in Italia. Esso è considerato un'abetina di discesa in bosco di cerro. L'areale italiano (cioè l'area di indigenato) appare molto frammentato soprattutto lungo l'Appennino dove i popolamenti attuali sono molto dispersi. Alla fine dell'ultima glaciazione, l'abete bianco ha iniziato la ricolonizzazione del territorio partendo da più aree rifugio e soprattutto da quelle dell'Italia Meridionale dando origine ad una corrente appenninica diretta verso nord. Per molto tempo l'abete bianco ha avuto una notevole frequenza per poi cedere il passo al faggio e all'abete rosso, a seconda delle condizioni. I boschi naturali di abete bianco che oggi possiamo ammirare sono quanto resta dell'antico splendore. Il bosco di Collemeluccio, inoltre, è inserito nell'elenco dei boschi da seme, cioè boschi dove regolarmente è eseguita la raccolta del seme per la produzione in vivaio di piantine da utilizzare per i rimboschimenti. Di recente il Corpo Forestale dello Stato ha deciso di restituire alla riserva una maggiore fruibilità. Al fine di richiamare non solo gli specialisti del settore, ha pensato di realizzare un centro visitatori dove poter avere un primo approccio con la riserva. L'Oasi della Legambiente Selva Castiglione, in agro di Carovilli (IS) è la prima esperienza di gestione diretta di un' area protetta, avviata da un' associazione ambientalista nell'Alto Molise. Anche in questo caso la gestione è stata sancita da una convenzione tra il Comune e l'Associazione, realizzata nel gennaio 1997. L'habitat principale, quello che caratterizza l'aspetto naturalistico dell'Oasi, è una cerreta d'alto fusto, tipica del paesaggio alto molisano. L'Oasi ha una superficie di oltre 300 ettari ed è collocata presso uno dei tratti più suggestivi del fiume Trigno. Il cerro, specie dominante, vegeta in associazione con altre specie arboree ed arbustive quali acero, carpino, orniello, nocciolo, biancospino, prugnolo, rovo e rosa canina. La fauna della Selva Castiglione è presente con ancora molte delle specie appenniniche sia di mammiferi che di uccelli, situazione probabilmente determinata dalla vicinanza di altre aree naturali protette tutte inserite comunque in un contesto territoriale, quello dell'Alto Molise, che ancora oggi mantiene un buon livello di conservazione generale anche nelle aree più antropizzate. Faina, donnola, tasso, volpe, cinghiale, lepre, scoiattolo e ghiro sono le specie più frequenti, oltre al daino, introdotto per scopi venatori e di ripopolamento. Tra gli uccelli risultano presenti, tra i rapaci, il nibbio reale, la poiana, lo sparviere, il gufo comune, la civetta ed il barbagianni; si possono osservare, inoltre, il colombaccio, la beccaccia, il picchio verde e numerosi altri passeriformi tipici dei boschi di latifoglie. Se gli aspetti naturalistici dell'Oasi ne hanno determinato la conservazione, quelli architettonici potranno divenire motivo di valorizzazione e fruizione turistica: mulini, fontane, piccole chiese rurali e la stessa borgata di Colle Arso, oggi disabitata, sono solo alcune delle strutture il cui recupero e riuso potrà servire ad avviare piccole ma vitali attività economiche.