Lì dove via Posillipo confluisce in piazza Salvatore di Giacomo, si apre l' ingresso al Mausoleo degli Scilizzi di Napoli, uno dei migliori esempi italiani dello stile architettonico neo-egizio. Il mausoleo fu costruito nel 1880 in uno stile che si rifà all'architettura dell'antico Egitto. Serve come monumento in onore dei caduti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. La costruzione di questo imponente monumento fu curata da Alfonso Guerra su commissione di Matteo Schilizzi. Un banchiere livornese che si era trasferito a Napoli e che intendeva ospitare qui le tombe dei suoi familiari.
Matteo Schilizzi, di origine ebraica, fu un uomo singolare e generoso che aiutò molti napoletani indigenti durante il colera del 1884. Insieme alla duchessa Ravaschieri fondò nel 1900 il "Lina Ravaschieri", il primo ospedale ortopedico per bambini. Matteo Schilizzi fu anche attivamente impegnato in politica e nel giornalismo; fu infatti uno dei maggiori finanziatori del Corriere di Napoli.
A causa dei mutati interessi della famiglia Schilizzi, i lavori iniziarono nel 1881 e furono sospesi qualche anno dopo (nel 1889). Solo dopo un lungo periodo di stasi e di abbandono, durato circa trent'anni, Camillo Guerra ne completò la costruzione.
Il Comune di Napoli lo acquistò nel 1921 e dal 1929 lo dedicò a mausoleo per i caduti della Patria. Dopo quelli della Grande Guerra, trasferiti da Poggioreale, arrivarono quelli della Seconda Guerra Mondiale e delle Quattro Giornate di Napoli.
Si dice che di notte si sentano strani rumori provenire dal sacrario, forse i passi di Scilizzi che, non avendo portato a termine il suo progetto, torna a visitare il suo amato mausoleo.