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Anfiteatro Campano

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Piazza I Ottobre, 36, 81055 Santa Maria Capua Vetere CE, Italia ★ ★ ★ ★ ☆ 119 views
Ria Satta
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Santa Maria Capua Vetere

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Anfiteatro Campano

Questo monumento, secondo solo per importanza e dimensioni al Colosseo, è situato all'interno di uno spazio verde in cui sono armonicamente inserite altre testimonianze della città romana: l'anfiteatro repubblicano, il primo anfiteatro romano in muratura; l'edificio ottagonale di età imperiale, e il portico ellittico che circondava l'anfiteatro imperiale. Costruito durante l'età flavia, seguendo il modello del Colosseo, tra la fine del I secolo d.C. e l'inizio del II secolo d.C., l'anfiteatro campano venne restaurato e decorato con colonne e statue da Adriano, ed inaugurato da Antonino Pio, come recita l'iscrizione rinvenuta da Alessio Simmaco Mazzocchi nel 1726.

Anfiteatro Campano

Questo grandioso edificio, capace di ospitare fino a 60.000 spettatori, con le sue ampie camere sotterranee per la messa in scena di spettacoli sontuosi, sostituì l'antica arena (130-90 a.C.), nota anche per la rivolta di Spartaco del 73 a.C., completamente demolita alla fine del I secolo d.C. La costruzione dei due anfiteatri in un'area già occupata da una vasta necropoli è significativamente collegata all'origine dei combattimenti gladiatorii, i giochi funebri che si tenevano in onore di personaggi illustri. Una tomba, ricostruita nello spazio tra le due arene, suggerisce questo legame.

Situata appena fuori dalle mura cittadine, strettamente collegata alla Via Appia, costruita nel 313 a.C. da Appio Claudio Cieco con il contributo dell'aristocrazia capuana per collegare Roma e Capua, l'area conserva ancora tracce di questo legame storico. La strada principale di Santa Maria Capua Vetere, seguendo il percorso della Regina Viarum, passa attraverso gli archi dell'Arco di Adriano, segnando l'ingresso occidentale della città antica.

Anfiteatro Campano

Sebbene ora in rovina, l'anfiteatro fa ancora intravedere la grandiosità delle sue forme antiche. L'antica piazza lastricata, circondata da pilastri attraverso cui una volta scorreva il pubblico, è ancora in piedi. L'ingresso, segnato oggi dall'unico pilastro decorato, con le rappresentazioni di Ercole e Silvano, conduce i visitatori nei resti della struttura monumentale. Gli arcate del portico, costruite con la forte pietra del monte Tifata e adornate con semicolonne dorico-toscaniche, sono ancora in piedi, incorniciando ciò che resta degli altri tre livelli che un tempo si elevavano a circa 44 metri. Il monumento culminava in un livello in laterizio, elegantemente ritmato da finestre e lesene, sovrastato da un cornicione lungo il quale grandi mensole sostenevano i pali dell'awning che proteggeva gli spettatori dal sole.

Simboli dell'anfiteatro sono i busti delle divinità che un tempo adornavano le chiavi d'arco del primo portico. Gli dei di Capua guidavano gli spettatori alle loro rispettive sezioni di seduta, una caratteristica unica non trovata altrove. Particolarmente suggestiva è la vista delle due arcate che ancora portano le immagini di Diana e Giunone; passare sotto il loro "sguardo" e dirigendosi verso gli ambulatori aggiunge al fascino del sito.

Scendendo nei passaggi sotterranei, i visitatori entrano in ciò che sembra un museo sotterraneo, osservando frammenti di colonne, capitelli e cornici di marmo tra le sublimi rovine, immaginando lo splendore perduto. Tra i pochi esempi rimanenti di statuaria capuana vi sono Venere, Psiche e Adone, conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e la Nike ora nel museo archeologico dell'antica Capua.

La funzione dell'anfiteatro cambiò con l'abolizione dei giochi gladiatori, proibiti dall'Imperatore Onorio nel 404 d.C., ma gli spettacoli, specialmente le venationes, continuarono anche dopo i danni causati da Genserico nel 456 d.C., come testimonia il restauro del 530 d.C. noto da un'iscrizione trovata nel 1846. Tra la metà del V e il VI secolo d.C., l'area nord-occidentale delle camere sotterranee fu trasformata in un oratorio cristiano. Nella piccola "nave" costruita con materiali preesistenti, si notano ancora deboli tracce di affreschi murali e della volta, il pavimento adornato con lastre di marmo, e l'altare suggestivo incassato nella nicchia sono ancora visibili.

La rovina del "Colosso" è legata alla fine della storia millennaria della Capua antica. Il saccheggio e l'incendio dei Saraceni nell'841 d.C. causarono il trasferimento della città. Dal 856 d.C., la popolazione cercò rifugio nel meandro del Volturno, luogo dell'antica Casilinum, dove sarebbe sorta la "nuova Capua". L'antica città si frammentò in tre distinti borghi nominati in base alle chiese di Sant'Erasmo, San Pietro e Santa Maria Maggiore, con quest'ultimo, a partire dal XVIII secolo, che si sviluppò nella città moderna, sottolineando la propria identità storica con la denominazione di Capua Vetere.

Dichiarato Monumento Nazionale nel 1822, fu aperto al pubblico nel 1913, e nel 2013, per celebrare il suo centenario, è stata inaugurata una nuova fase, in linea con le innovative politiche di coinvolgimento del pubblico, con un ufficio per i biglietti, una libreria e un ristorante biologico all'ingresso dell'area archeologica.

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