Tra le tante meraviglie della Val d’Orcia, in Toscana, merita una visita il giardino della tenuta La Foce. Incastonato come un gioiello nel paesaggio, unisce la simmetria rinascimentale italiana a elementi tipici del romanticismo inglese. È un paradiso di rose, glicini, limoni e bossi. Ma non solo. Questo giardino racconta una storia di resistenza e antifascismo. Le sue vicissitudini si intrecciano con la vita di una donna raffinata, Iris Origo, attenta testimone del suo tempo. È un luogo speciale, dove ancora oggi si respira un prezioso senso di armonia.La Villa di La Foce (in affitto per matrimoni, celebrazioni, eventi e riunioni di famiglia) fu costruita nel tardo XV secolo come ostello per pellegrini e mercanti in viaggio lungo questa strada trafficata. Nel 1924 fu abitata da Antonio e Iris Origo e diventò fattoria piena di vita e attività agrarie. Quando Antonio e Iris Origo acquistarono la tenuta di La Foce chiamarono l'architetto inglese Cecil Pinsent per ristrutturare gli edifici principali e creare un ampio giardino. Pinsent (1884-1963) si era stabilito a Firenze da giovane, lavorando tra l’altro alla Villa Medici di Fiesole (acquistata nel 1910 dalla madre di Iris) e alla Villa "I Tatti" di Bernard Berenson. Il dialogo tra edifici, giardino e natura pone La Foce al centro di una testimonianza storica dell’evoluzione architettonico-culturale della Toscana. Il giardino viene realizzato in quattro fasi, tra il 1925 e il 1939. Un giardino formale all’italiana, diviso in geometriche 'stanze' da siepi di bosso, si stende dalla casa verso la val d’Orcia e il monte Amiata. Pendii terrazzati salgono dolcemente su per il colle, dove ciliegi, pini e cipressi crescono tra ginestra selvatica, timo e rosmarino, e un lungo viale di cipressi porta ad una statua di pietra del XVII secolo. Un sentiero di travertino sotto un pergolato di glicine arriva al bosco e collega il giardino con il cimitero di famiglia, considerato una delle migliori creazioni di Pinsent.