
Nel 1978, durante i lavori per la posa di cavi elettrici nel centro storico di Città del Messico, gli operai portarono alla luce un disco di pietra del peso di 3,5 tonnellate raffigurante la dea lunare Coyolxauhqui, smembrata e sconfitta dal fratello Huitzilopochtli secondo la mitologia azteca. Quella scoperta fortuita innescò una delle più importanti campagne di scavo del XX secolo e portò alla nascita del Museo del Templo Mayor, inaugurato nel 1987 direttamente sopra le rovine del grande tempio che un tempo dominava Tenochtitlán, la capitale dell'impero azteco.

Il museo sorge nel cuore del Centro Histórico di Città del Messico, a pochi passi dal Zócalo, la piazza principale della capitale. Quello che rende questo luogo straordinario è la sua natura doppia: da un lato il sito archeologico all'aperto, dove si cammina letteralmente tra le fondamenta sovrapposte di sette fasi costruttive del tempio, dall'altro un edificio museale su otto sale che custodisce migliaia di oggetti rituali, sculture e manufatti recuperati dagli scavi. Le due esperienze si completano a vicenda in modo che nessun altro museo al mondo riesce a replicare.
Il disco di Coyolxauhqui e le sale principali

Il pezzo più celebre della collezione è il monolite di Coyolxauhqui, esposto in una sala dedicata al secondo piano del museo. Il disco, dal diametro di circa 3,25 metri, mostra il corpo della dea smembrato con una precisione scultorea che lascia senza parole: si distinguono chiaramente i gioielli alle caviglie, le piume negli ornamenti e il volto con le campane d'oro sulle guance — il cui nome significa appunto «colei che ha il viso decorato con campanelli». La scultura era originariamente posizionata alla base della scalinata del tempio dedicata a Huitzilopochtli, dove i corpi dei sacrificati rotolando vi cadevano sopra in un atto simbolico che rievocava il mito della dea sconfitta.
Le otto sale del museo sono organizzate tematicamente e coprono aspetti diversi della civiltà azteca: la guerra e il sacrificio, il culto dell'acqua e di Tláloc, il commercio, la flora e la fauna. Particolarmente impressionante è la collezione di teocuitlatl, oggetti in oro e giada recuperati dalle offerte rituali depositate all'interno del tempio. Tra questi spiccano maschere di turchese, figure di serpenti in pietra verde e contenitori cerimoniali che documentano la ricchezza dei rituali compiuti tra il XIV e il XVI secolo.

Il sito archeologico: camminare sopra Tenochtitlán
La parte all'aperto del complesso permette di osservare le strutture sovrapposte del Templo Mayor, costruito e ampliato in fasi successive dagli Aztechi a partire dal XIV secolo. Ogni nuovo sovrano usava inglobare la struttura precedente con un rivestimento più grande, come una serie di scatole cinesi in pietra. Oggi si possono distinguere chiaramente almeno quattro delle sette fasi costruttive identificate dagli archeologi, con i colori e le texture della pietra che variano visibilmente da uno strato all'altro.

Lungo i percorsi del sito è possibile osservare piattaforme cerimoniali, altari decorati con teschi scolpiti — i cosiddetti tzompantli — e i resti delle scalinate gemelle che conducevano ai due santuari sommitali, uno dedicato a Huitzilopochtli, dio della guerra, e l'altro a Tláloc, dio della pioggia. La giustapposizione di questi due culti riflette la dualità fondamentale della cosmologia azteca tra guerra e fertilità, tra fuoco e acqua.
Collezioni di fauna e il Museo come archivio biologico

Una delle sezioni meno conosciute ma più sorprendenti riguarda i resti faunistici recuperati dagli scavi. Gli Aztechi seppellivano nelle offerte votive animali interi o loro parti: coccodrilli, giaguari, aquile, serpenti a sonagli e pesci provenienti da diverse regioni dell'impero. Questi depositi rituali hanno fornito agli zoologi informazioni preziose sulla biodiversità del Messico preispanico e sulle rotte commerciali che rifornivano la capitale di animali esotici. Alcune vetrine mostrano scheletri e resti organici conservati straordinariamente bene grazie alle condizioni di deposizione nel suolo argilloso.
La direttrice degli scavi originali, Eduardo Matos Moctezuma, archeologo messicano che ha guidato il progetto dal 1978, ha trasformato il Templo Mayor in un cantiere-museo aperto, aggiornando continuamente le interpretazioni man mano che emergono nuovi reperti. Gli scavi non sono mai cessati del tutto: ancora oggi aree adiacenti vengono indagate, e nuove scoperte vengono periodicamente integrate nelle sale espositive.
Informazioni pratiche per la visita
Il museo si trova in Seminario 8, Centro Histórico, ed è raggiungibile a piedi dalla stazione della metropolitana Zócalo (Linea 2). L'ingresso costa circa 90 pesos messicani per i visitatori stranieri adulti, mentre la domenica l'accesso è gratuito per i cittadini messicani. Il biglietto include sia il museo che il sito archeologico all'aperto. Il museo è aperto dal martedì alla domenica, generalmente dalle 9:00 alle 17:00, ma è consigliabile verificare gli orari aggiornati sul sito ufficiale prima della visita.
Il momento migliore per visitare è la mattina presto nei giorni feriali, quando il sito è meno affollato e la luce naturale illumina le strutture in modo ottimale. Calcolare almeno due ore e mezza per una visita completa che includa sia le sale del museo che il percorso esterno tra le rovine. Le superfici del sito all'aperto possono essere scivolose dopo la pioggia, quindi è consigliabile indossare scarpe con suola antiscivolo.
